Le viti cannulate sono viti da osteosintesi attraversate per tutta la loro lunghezza da un canale assiale cavo, che consente l’inserimento guidato su filo di Kirschner. Il canale interno trasforma l’avvitamento in una procedura controllata: il chirurgo posiziona prima il filo guida sotto controllo radioscopico, verifica la traiettoria e solo dopo fa scorrere la vite sul filo, senza perdere l’allineamento ottenuto.
Che cosa sono le viti cannulate
Una vite cannulata è un dispositivo medico impiantabile per la sintesi di fratture, osteotomie e artrodesi. Il corpo della vite presenta un foro passante centrale, con diametro tipicamente compreso tra 1,0 e 2,5 mm a seconda della taglia, dimensionato sul filo guida previsto dal sistema.
A cosa serve il canale interno
Il canale assiale permette una tecnica di inserimento in due tempi. Il filo di Kirschner viene posizionato per primo e funziona da binario meccanico: la vite lo segue senza possibilità di deviare dalla traiettoria pianificata. Il vantaggio pratico è duplice — riduzione dei tentativi di riposizionamento e possibilità di lavorare per via percutanea, con incisioni minime e minor danno ai tessuti molli.
Differenza tra viti cannulate e viti piene
Le viti piene hanno gambo compatto e vengono inserite direttamente nel foro preparato con il trapano. Le viti cannulate hanno gambo cavo e richiedono un filo guida. A parità di diametro esterno, la presenza del canale riduce la sezione resistente del nucleo: la scelta tra le due soluzioni dipende quindi dal compromesso tra accuratezza di posizionamento e resistenza meccanica richiesta dal sito anatomico.
Tipologie di viti cannulate
Il mercato ortopedico distingue le viti cannulate in base alla presenza della testa e alla configurazione della filettatura.
Viti cannulate con testa
La testa appoggia sulla corticale e genera compressione tra i frammenti ossei durante il serraggio. In presenza di osso osteoporotico o di corticale sottile si utilizzano rondelle dedicate, che distribuiscono il carico su una superficie maggiore e riducono il rischio di affondamento della testa nell’osso.
Viti cannulate senza testa
Le viti headless a compressione non presentano una testa sporgente e vengono affondate completamente sotto il profilo della superficie articolare. La compressione viene generata da un doppio passo di filetto: la porzione distale avanza più rapidamente di quella prossimale, avvicinando progressivamente i frammenti. Sono la soluzione elettiva nelle fratture articolari e nelle piccole ossa, dove un elemento sporgente comprometterebbe la funzione dell’articolazione.
Filettatura parziale e filettatura totale
Nelle viti parzialmente filettate la filettatura interessa solo la porzione distale: il tratto liscio scorre nel frammento prossimale e la vite lavora a compressione, con effetto lag screw. Nelle viti totalmente filettate la presa è distribuita su tutta la lunghezza e la funzione prevalente è di sostegno e stabilizzazione in posizione, senza compressione attiva.
Misure e diametri delle viti cannulate
I diametri commerciali coprono un intervallo ampio, calibrato sul distretto anatomico e sul tipo di osso da sintetizzare. Le famiglie realizzate nella produzione conto terzi Oros rendono bene la scala dimensionale del comparto:
| Tipologia cannulata | Diametro | Lunghezza |
|---|---|---|
| Vite corticale, parzialmente o totalmente filettata | 1,5 – 4,5 mm | 10 – 120 mm |
| Vite a compressione con doppia filettatura a passo differenziato | 2,6 – 4,5 mm | 10 – 90 mm |
| Vite a compressione senza testa, filettatura a passo variabile | 2,5 – 7,3 mm | 12 – 120 mm |
| Vite spongiosa, parzialmente o totalmente filettata | 4,0 – 8,5 mm | 25 – 250 mm |
Le taglie inferiori ai 4 mm servono mano, polso, avampiede e frammenti articolari minuti; l’intervallo 4,5–5,0 mm copre malleoli e artrodesi del retropiede; i diametri da 6,5 a 7,3 mm sono destinati a collo del femore, bacino e segmenti sottoposti a carico elevato. Ogni sistema è accompagnato da uno strumentario dedicato — fili guida, misuratori, punte cannulate, cacciaviti — le cui tolleranze devono essere coerenti con quelle dell’impianto.
Materiali impiegati nelle viti cannulate
I materiali utilizzati per le viti da osteosintesi cannulate sono due famiglie principali.
Leghe di titanio. Il Ti6Al4V ELI (grado 5 extra low interstitial, conforme ad ASTM F136) è il materiale più diffuso per la produzione di impianti definitivi: unisce elevata resistenza specifica, modulo elastico più vicino a quello dell’osso rispetto all’acciaio, eccellente biocompatibilità e buona compatibilità con la risonanza magnetica. Il titanio consente inoltre l’anodizzazione cromatica, usata per codificare visivamente diametri e lunghezze in sala operatoria.
Acciai inossidabili austenitici. L’AISI 316L per uso implantare (ASTM F138) offre costi inferiori e ottima lavorabilità, ed è impiegato soprattutto in impianti destinati alla rimozione dopo consolidazione.
Sul piano della lavorabilità le due famiglie si comportano in modo opposto: il titanio è a bassa conducibilità termica e tende a incrudire, l’acciaio 316L è tenace e genera truciolo lungo. In entrambi i casi la scelta di utensili, parametri di taglio e strategie di lubrorefrigerazione incide direttamente sulla stabilità dimensionale del pezzo finito.
Applicazioni cliniche delle viti cannulate
Frattura del collo del femore
La sintesi con viti cannulate da spongiosa di diametro 6,5–7,3 mm, disposte in configurazione a triangolo, è una delle tecniche più utilizzate nelle fratture mediali del collo femorale composte o scarsamente scomposte. La configurazione triangolare migliora la stabilità rotazionale del costrutto e consente un accesso percutaneo poco invasivo, con tempi chirurgici contenuti.
Altre indicazioni ricorrenti
Le viti cannulate trovano impiego anche nella frattura di scafoide carpale, nelle fratture malleolari, nell’epifisiolisi della testa femorale nell’adolescente, nelle fratture del calcagno, nelle osteotomie correttive del piede e nelle artrodesi articolari. Il denominatore comune è la necessità di posizionare l’impianto lungo un asse preciso, spesso in distretti profondi o di difficile esposizione.

Come si producono le viti cannulate
La produzione di una vite cannulata è un problema di micromeccanica prima che di ortopedia. Il pezzo richiede la coesistenza di una geometria esterna filettata e di un foro passante di piccolo diametro perfettamente concentrico, su lunghezze che possono superare di trenta o quaranta volte il diametro del foro stesso.
Tornitura a fantina mobile e foratura profonda
I torni plurimandrino a fantina mobile (Swiss type) sostengono la barra a ridosso della zona di taglio e limitano la flessione del pezzo, condizione indispensabile su rapporti lunghezza/diametro elevati. La realizzazione del canale interno è la fase più critica: la foratura profonda richiede punte dedicate, cicli di evacuazione del truciolo e adduzione del refrigerante ad alta pressione per evitare deviazioni dell’asse. Un foro non concentrico rispetto al profilo esterno produce spessori di parete disomogenei e compromette la resistenza della vite. Queste lavorazioni rientrano nel perimetro delle tornerie di precisione, dove il controllo del processo conta quanto la macchina utensile. Nel reparto Oros la produzione di viti cannulate impegna torni CNC a fantina mobile, centri multitasking che combinano tornitura e fresatura in un unico piazzamento e centri a 5 assi per le geometrie più articolate, su un parco di 23 macchine CNC.
Filettatura, finitura e controllo dimensionale
Il profilo del filetto determina la tenuta nell’osso spongioso e va realizzato con raggi di raccordo controllati, per evitare intagli che innescherebbero cricche da fatica. La finitura superficiale interna del canale ha un ruolo altrettanto importante: una superficie irregolare può impuntarsi sul filo guida durante l’inserimento. Il controllo dimensionale prevede la verifica di concentricità, diametri, passo, lunghezza e rugosità, con frequenze di campionamento definite dal piano di controllo. La micromeccanica di precisione applicata ai dispositivi medici lavora abitualmente su tolleranze di pochi micron, con processi validati e ripetibili lotto dopo lotto.
Tracciabilità e requisiti di processo
I dispositivi impiantabili richiedono tracciabilità completa: certificazione del materiale in ingresso, identificazione del lotto lungo tutte le fasi, registrazione dei controlli, gestione documentata delle non conformità. Oros opera con un sistema di gestione della qualità certificato ISO 9001 e ISO 13485, la norma specifica per i produttori di componenti destinati al settore medicale. Le fasi di post-processo — sbavatura, passivazione, anodizzazione, lavaggio, marcatura laser — devono essere qualificate al pari delle lavorazioni meccaniche. Per un produttore di dispositivi medici, affidarsi a un partner strutturato per lavorazioni meccaniche conto terzi significa trasferire questa complessità a una filiera già organizzata su prototipazione, campionatura e produzione di serie.
Le viti cannulate vanno rimosse?
La rimozione non è sistematica. Gli impianti in titanio ben tollerati possono restare in sede a tempo indefinito. La rimozione viene valutata in presenza di sintomatologia dolorosa, conflitto con i tessuti molli, mobilizzazione dell’impianto o quando l’età del paziente e la sede lo rendono opportuno. La decisione è sempre clinica e spetta al chirurgo che ha eseguito l’intervento.
Produzione conto terzi di viti cannulate
La realizzazione di viti cannulate conformi richiede competenza sui materiali per uso medicale, parco macchine adeguato alle geometrie cave e un sistema di controllo qualità coerente con i requisiti del settore. Oros realizza viti ortopediche su disegno — cannulate, corticali, spongiose e a compressione — in titanio Ti6Al4V ELI, acciai medicali e leghe speciali, dalla prototipazione alla serie industriale.
Per una valutazione di fattibilità su viti cannulate o altri componenti impiantabili, è possibile inviare disegno, materiale, tolleranze e quantità richieste tramite la pagina contatti.

